Alla luce dell'approvazione (avvenuta il 25 marzo 2015) del documento "Le Fibre Artificiali Vetrose (FAV) - Linee guida per l’applicazione della normativa inerente ai rischi di esposizioni e le misure di prevenzione per la tutela della salute" e del successivo aggiornamento (datato 10 novembre 2016), FIVRA pubblica un duplice approfondimento:
Le Fibre Artificiali Vetrose (FAV), conosciute anche come Man-Made Vitreous Fiber (MMVF) o Synthetic Vitreous fibers (SVF) costituiscono, attualmente, il gruppo di fibre commercialmente più importante di tutte le fibre artificiali inorganiche e già intorno agli anni ’30, grazie alle loro caratteristiche chimico – fisiche, venivano ampiamente utilizzate nell’isolamento termico e acustico e successivamente come rinforzo di materiali plastici, nell’industria tessile e in altre attività industriali.
Appartengono alle FAV le fibre/lane di vetro, le lane di roccia, le lane di scoria, le fibre ceramiche refrattarie (FCR) e le lane di nuova generazione (AES, HT wool).

Figura 1 - Classificazione delle Fibre Artificiali Vetrose (IARC 2001); evidenziate le lane minerali
Le fibre a filamento continuo sono utilizzate in campo tessile, per usi elettrici e di materiali di rinforzo per plastica e cemento.
Le lane di vetro per scopi speciali sono utilizzate in filtri ad alta efficienza ed isolamento aerospaziale.
Le fibre ceramiche refrattarie sono utilizzate in applicazioni industriali per l’isolamento di forni, di altoforno, di stampi di fonderia, di condutture, di cavi, per la fabbricazione di giunti ma anche nell’industria automobilistica, aeronautica e nella protezione incendio.
Le restanti FAV (lana di vetro per isolamento, lana di roccia, lana di scoria, altre fibre) sono denominate "lane minerali" e sono utilizzate come isolanti nell’edilizia ed in altre applicazioni: colture fuori suolo, camere sorde, rafforzamento di prodotti bituminosi, di cementi, di materiali compositi, ecc.
Le FAV hanno differenti proprietà fisiche (in primis il diametro) e differente composizione chimica, con particolare riguardo alla presenza di ossidi alcalini ad alcalino terrosi (Na2O, K2O, CaO, MgO, BaO e loro combinazioni), la cui elevata concentrazione indica la bio-solubilità (e dunque la non pericolosità) della fibra stessa.
| Filamento continuo | Lana di vetro per isolamento | Fibra di vetro per scopi speciali | Lana di roccia | Lana di scoria | FCR | AES | HTwool | |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| SiO2 | 52-75 | 55-70 | 54-69 | 43-50 | 38-52 | 47-54 | 50-82 | 33-43 |
| Al2O3 | 0-30 | 0-7 | 3-15 | 6-15 | 5-16 | 35-51 | < 2 | 18-24 |
| CaO | 0-25 | 5-13 | 0-21 | 10-25 | 20-43 | < 1 | ||
| MgO | 0-10 | 0-5 | 0-4,5 | 6-16 | 4-14 | < 1 | ||
| MgO+CaO | 0-35 | 5-18 | 0-25,5 | 16-41 | 24-57 | 18-43 | 23-33 | |
| BaO | 0-1 | 0-3 | 0-5,5 | |||||
| ZnO | 0-5 | 0-4,5 | ||||||
| Na2O | 13-18 | 0-16 | 1-3,5 | 0-1 | < 1 | |||
| K2O | 0-2,5 | 0-15 | 0,5-2 | 0,3-2 | < 1 | |||
| Na2O+K2O | 0-21 | 12-20,5 | 0,3-3 | < 1 | 1-10 | |||
| B2O3 | 0-24 | 0-12 | 4-11 | < 1 | < 1 | < 1 | ||
| Fe2O3 | 0-5 | 0-5 | 0-0,4 | 0-5 | 0-1 | < 1 | ||
| FeO | 3-8 | 3-9 | ||||||
| TiO2 | 0-12 | 0-0,5 | 0-8 | 0,5-3,5 | 0,3-1 | 0-2 | 0,5-3 | |
| ZrO2 | 0-18 | 0-4 | 0-17 | 0-6 | ||||
| Al2O3+TiO2+ZrO2 | < 6 | |||||||
| P2O5 | < 1 | 0-0,5 | ||||||
| F2 | 0-5 | 0-1,5 | 0-2 | |||||
| S | 0-2 | |||||||
| SO3 | 0,5 | |||||||
| LiO2 | 0-1,5 | 0,5 |
Tabella 1 - Composizione chimica dei diversi tipi di FAV espressa in percentuale di peso (IARC 2002); evidenziati gli ossidi alcalini ed alcalino/terrosi; si noti la loro abbondanza nelle lane minerali e la loro assenza nelle FCR (fibre ceramiche refrattarie).
| Tipo di fibre | Diametro nominale (micron) | Metodo produttivo |
|---|---|---|
| Filamento continuo | 6 – 24 | Trafilatura |
| Lane isolanti (vetro, roccia, scoria) | 2 – 9 | Centrifugazione - Centrifugazione/Soffiatura |
| Fibre refrattarie (ceramiche e altre) | 1,2 – 3 | Soffiatura/filatura |
| Fibre speciali (microfibre di vetro) | 0,1 – 3 | Attenuazione di fiamma |
Tabella 2 - Classificazione delle FAV (OMS, 1988).
La produzione di FAV era stimata, nel 2001, pari a circa 9 milioni di tonnellate in oltre 100 industrie distribuite nel mondo. La maggior parte di esse viene utilizzata nell’isolamento termico ed acustico nelle industrie delle costruzioni (lana di vetro, lana di roccia e lana di scoria).
Una così vasta diffusione è dovuta alle particolari proprietà delle FAV: sono infatti altamente resistenti e inestensibili, ma molto flessibili, sono ininfiammabili e scarsamente attaccabili dall’umidità e dagli agenti chimici corrosivi e non sono degradabili da microrganismi.
Le FAV hanno differenti proprietà fisiche e chimiche; ai fini della tutela della salute, le più importanti sono la composizione e la dimensione delle fibre.
La prima determina la bio-persistenza (ovvero il tempo di ritenzione all’interno del polmone); è infatti assodato che le fibre con elevate concentrazioni di questi ossidi sono bio-solubili e dunque poco bio-persistenti; ciò significa che queste fibre vengono smaltite dall’organismo prima che possano dare luogo ad eventuali effetti nocivi.
La dimensione, invece, determina la respirabilità delle fibre (le fibre più piccole sono in grado di penetrare profondamente all’interno delle vie respiratorie).
I valori assunti da queste due grandezze sono alla base dei criteri di classificazione delle FAV ai sensi delle Direttive 67/548/CE e 99/45/CE e s.m.i. e del regolamento (CE) n. 1272/2008 (CLP) del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2008 relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele, entrato pienamente in vigore il 1° giugno 2015.
Tale legislazione assegna classificazioni di pericolo, frasi di rischio e consigli di prudenza.
Alle FAV (nello specifico alle lane minerali ed alle FCR) è assegnata una classificazione in merito alla sola cancerogenicità.
Di seguito si presenta la classificazione ai sensi del regolamento CLP che il 1° giugno 2015, ha sostituito integralmente le Direttive 67/548/CE e 99/45/CE e s.m.i.
| Descrizione | Pittogramma | Codice di indicazione di pericolo | |
|---|---|---|---|
| Categoria 1A | sostanze note per gli effetti cancerogeni sugli esseri umani | ![]() Pericolo |
H350 |
| Categoria 1B | sostanze con un presunto potenziale cancerogeno sugli esseri umani | ![]() Pericolo |
H350 |
| Categoria 2 | sostanze da considerare con sospetto per i possibili effetti cancerogeni sugli esseri umani | ![]() Attenzione |
H351 |
Tabella 3 - Classificazione di cancerogenicità e relativa etichettatura secondo il regolamento CLP.
I casi possibili di classificazione di cancerogenicità delle FAV ai sensi del regolamento CLP sono dunque raffigurati nello schema seguente.

Figura 2 - Flowchart per la classificazione di cancerogenicità delle FAV ai sensi del regolamento CLP
Come già detto, sono fondamentali i valori assunti dalla concentrazione del contenuto di ossidi alcalini ed alcalino/terrosi e dal diametro delle fibre.
Nello specifico, si riporta integralmente la definizione della Nota Q e della Nota R.
Nota Q: La classificazione come cancerogeno non si applica se è possibile dimostrare che la sostanza in questione rispetta una delle seguenti condizioni:
Nota R: La classificazione come cancerogeno non si applica alle fibre il cui diametro geometrico medio ponderato rispetto alla lunghezza, meno due errori geometrici standard, risulti superiore a 6µm.
In sintesi, la Nota Q stabilisce che la classificazione "cancerogeno" non si applica se è possibile dimostrare, con un test, che le fibre hanno bassa bio-persistenza (caratteristica comune alle fibre con elevata concentrazione di ossidi alcalini ed alcalino/terrosi).
La Nota R, invece, stabilisce che la classificazione "cancerogeno" non si applica alle fibre con diametro medio ponderale maggiore di 6 micron. Nel 1986 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) infatti definì come fibre respirabili tutte quelle particelle con lunghezza maggiore di 5 micron, diametro inferiore a 3 micron e rapporto dimensionale L/D superiore a 3.
È sufficiente il rispetto di una sola tra Nota Q e Nota R affinché le FAV non siano classificate come cancerogene.
Le lane minerali prodotte e distribuite dai soci FIVRA sono tutte conformi alla Nota Q e/o Nota R e non sono dunque classificate come cancerogene.
In particolare, per i soci FIVRA, il rispetto della Nota Q è attestato da autorevoli istituti di fama internazionale (coma ad esempio il Fraunhofer).
I soci FIVRA, per offrire la garanzia che ogni lotto della propria lana minerale commercializzata in UE sia conforme alla Nota Q, hanno tutti aderito volontariamente al marchio europeo EUCEB.
EUCEB (European Certification Board for Mineral Wool Products - http://www.euceb.org) è un ente di certificazione indipendente che verifica, attraverso un controllo continuo della produzione, il rispetto della composizione della lana minerale alla formula originaria, la cui conformità alla Nota Q è stata certificata dagli istituti di ricerca sopraccitati.
Grazie all’etichetta EUCEB, è possibile riconoscere facilmente quali lane minerali sono bio-solubili e sono quindi escluse dalla classificazione delle sostanze cancerogene.
Il regolamento CLP non assegna alle FAV alcuna altra classificazione di pericolo; in particolare le FAV non sono tossiche, nè sensibilizzanti per le vie respiratorie o la pelle.
Il regolamento CLP non assegna alle FAV nemmeno frasi di rischio: nel 2009 è stata infatti eliminata la frase di rischio "R38 – irritante per la pelle" perché gli effetti irritativi sono da ascrivere ad azione di tipo meccanico (sfregamento) e non alla composizione chimica.
Una diretta conseguenza di ciò è che le lane minerali prodotte e distribuite dai soci FIVRA non devono essere accompagnate da Schede Dati Sicurezza (SDS).
Alle altre FAV, in aggiunta alla classificazione di cancerogenicità, sono anche associati dei consigli di prudenza, in merito alla prevenzione, alla reazione, alla conservazione ed allo smaltimento.
I soci FIVRA, su base volontaria, comunicano i seguenti suggerimenti di corretto uso:
In merito alla cancerogenicità, è importante sottolineare che esiste una classificazione, ad opera della IARC (International Agency for Research on Cancer, massimo esperto in materia ed afferente all'Organizzazione Mondiale della Sanità - http://www.iarc.fr), la quale inserisce:
| Gruppo 1 | Cancerogeno per gli esseri umani |
| Gruppo 2A | Probabile cancerogeno per gli esseri umani |
| Gruppo 2B | Possibile cancerogeno per gli esseri umani |
| Gruppo 3 | Non classificabile come cancerogeno per gli esseri umani |
| Gruppo 4 | Non cancerogeno per gli esseri umani |
Tabella 4 - Classificazione IARC.
Le conclusioni della IARC (pubblicate in una monografia nel 2002) sono basate sulle sole evidenze scientifiche di molteplici studi epidemiologici che spaziano su diverse decine di anni e correggono una precedente classificazione che aveva inserito tutte le FAV in gruppo 2B.
Gli effetti sulla salute che possono derivare da un’esposizione a FAV risultano sostanzialmente condizionati dall’interazione tra le caratteristiche chimico-fisiche e tossicologiche presentate dalle diverse fibre, rispetto alle capacità difensive dell’organismo esposto; capacità che possono variare in relazione a fattori di rischio voluttuari - fumo di sigaretta – e per fattori di rischi individuali in grado di incidere negativamente sui meccanismi difensivi che assicurano la rimozione, l’allontanamento e l’espulsione o la dissoluzione delle particelle o fibre depositate, in rapporto al livello, durata e modalità di esposizione.
Oltre alla cancerogenicità (per la quale si rimanda ai paragrafi precedenti) sono stati studiati ulteriori potenziali effetti delle FAV sulla salute umana.
Come già detto, a partire dal 2009 le FAV non sono più considerate irritanti per la pelle perché gli effetti irritanti osservati sono di natura meccanica (dovuti allo sfregamento, come per molti altri materiali) e non dovuti alla composizione chimica.
Le FAV risultano in grado di attivare processi infiammatori nelle vie respiratorie, ma se le fibre sono bio-solubili queste non comportano alcuna alterazione polmonare.
Maggiori rischi vi sono per le FCR, dal momento che, rispetto alle lane minerali, hanno un basso contenuto di ossidi alcalini ed alcalino/terrosi.
Ed infatti, il National Institute for Occupational Safety and Health (NIOSH) ha trovato un’associazione fra esposizione a FCR e opacità parenchimali, per cui appare ormai assodata in letteratura la correlazione fra esposizione a FRC e la comparsa di placche pleuriche, disturbi e segni quali dispnea, affanno, tosse, irritazione pleurica.
Nella legislazione italiana non esistono valori limite di esposizione per le FAV nei luoghi di lavoro.
Come sottolineato anche dalla circolare n.4 del Ministero della Sanità del 15/03/2000, si può pertanto utilizzare come riferimento l’indicazione relativa al limite soglia (TLV-TWA) dell'American Conference of Governmental Industrial Hygienist (ACGIH).
| FIBRE VETROSE ARTIFICIALI | TLV - TWA | EFFETTI CRITICI |
| Fibre Ceramiche Refrattarie | 0,2 ff/cm3 | Fibrosi polmonare - Funzionalità polmonare |
| Lane di roccia | 1 ff/cm3 | |
| Lane di scoria | 1 ff/cm3 | |
| Lana di vetro | 1 ff/cm3 | |
| Fibre di vetro a filamento continuo | 1 ff/cm3 | Irritazione apparato respiratorio |
Tabella 5 - Valori limite ACGIH adottati 2013 (http://www.acgih.org).
Le informazioni disponibili relativamente alle concentrazioni di fibre artificiali vetrose in aria non evidenziano livelli di esposizione associabili a rischi per la salute.
Pertanto, attualmente nella legislazione italiana, per le FAV, non risultano valori limite o valori guida per concentrazioni medie giornaliere di fibre per gli ambienti indoor-residenziali né per l’aria ambiente.
In Francia l’Agence française de sécurité sanitaire de l'environnement et du travail (AFSSET) nel documento "Les fibres minérales artificielles siliceuses" del 2008, riporta per i nuovi ambienti indoor livelli di fibre che risultano inferiori ai 50 ff/m3.
Si fa presente che tale valore non costituisce limite di legge ma rappresenta piuttosto un valore guida, derivato scientificamente, che viene usato convenzionalmente come riferimento ai fini della gestione di problematiche sanitario-ambientali.
Secondo quanto stabilito dal Decreto Legislativo n. 152/2006, gli oneri relativi alla corretta gestione e smaltimento dei rifiuti sono a carico del produttore (la persona la cui attività ha prodotto rifiuti).
Il produttore deve procedere alla classificazione del rifiuto (ovvero attribuire un codice CER) sulla base della concentrazione delle eventuali sostanze pericolose in esso contenute.
Le possibili classificazioni per le FAV sono le seguenti:
Ancora una volta, sono le caratteristiche chimiche e fisiche delle FAV (contenuto di ossidi alcalini ed alcalino/terrosi e diametro medio geometrico pesato sulla lunghezza delle fibre, DLG-2ES) a determinarne la classificazione.
In particolare, per l’attribuzione del codice CER, i rifiuti costituiti da fibre artificiali vetrose sono da analizzare secondo il seguente schema:

Figura 3 – Flowchart per l’attribuzione del codice CER
La nuova versione delle Linee Guida stabilisce che la rispondenza alla Nota R deve essere verificata analiticamente, mentre la rispondenza alla Nota Q deve essere verificata attraverso il mantenimento, anche successivamente all'installazione dei prodotti, della documentazione attestante la bio-solubilità delle fibre impiegate (tipicamente contenuta nella scheda sicurezza dei singoli prodotti).
In altri termini, in fase di smaltimento rifiuti le lane minerali prodotte dai soci FIVRA (se accompagnati nella loro vita di prodotti e di rifiuti da idonea documentazione) non devono essere sottoposte ad alcuna ulterore verifica: sono automaticamente riconosciute come rifiuti non pericolosi. Questo risultato è importante perchè evita il dover effettuare ulteriori test, sempre mantenendo l’assoluta sicurezza degli operatori e degli utenti.
I rifiuti costituiti da FAV possono essere destinati a smaltimento o al recupero.
Per quanto riguarda lo smaltimento finale senza recupero alcuno del rifiuto, il Decreto 27 settembre 2010 "Definizione dei criteri di ammissibilità dei rifiuti in discarica, in sostituzione di quelli contenuti nel decreto del Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio 3 agosto 2005", all’art. 6 "Impianti di discarica per rifiuti non pericolosi", punto 7, dispone che i rifiuti costituiti da FAV, indipendentemente dalla loro classificazione come pericolosi o non pericolosi possono essere smaltiti nelle discariche per rifiuti non pericolosi, avendo l’attenzione che il loro deposito avvenga direttamente all'interno della discarica in celle appositamente ed esclusivamente dedicate e sia effettuato in modo tale da evitare la frantumazione dei materiali.
Le attività di prevenzione da porre in atto nell’utilizzazione di lane minerali e fibre ceramiche refrattarie sono da distinguere nettamente, in considerazione del fatto che l’attuale produzione di lane minerali risponde a quanto richiesto della Nota Q, per cui le stesse risultano non classificate come cancerogene (neppure come sospette cancerogene) e anche non classificate come irritanti per la pelle.
Per le attività di prevenzione da porre in essere per la messa in opera di lane minerali rispondenti alla Nota Q o Nota R, un livello di prevenzione è quello normato dal D.lgs. n. 81/2008, per cui per l’utilizzo di fibre classificate non pericolose (ovvero quelle conformi a Nota Q o Nota R), sono da considerare i consigli di prudenza:
Per la messa in opera o la rimozione di fibre ceramiche refrattarie (FCR) e lane minerali non rispondenti alla Nota Q o R, effettuate in luoghi chiusi, le misure di prevenzione riguardano:
Nel caso di installazione o rimozione di fibre ceramiche refrattarie (FCR) e lane minerali non rispondenti alla Nota Q o R, effettuate all’aperto, è sufficiente delimitare e segnalare l’area di lavoro e dotare gli operatori delle necessarie protezioni individuali.
Le Fibre Artificiali Vetrose (FAV), conosciute anche come Man-Made Vitreous Fiber (MMVF) costituiscono il gruppo di fibre commercialmente più importante di tutte le fibre artificiali inorganiche poiché sono altamente resistenti e inestensibili, ma molto flessibili, sono ininfiammabili e scarsamente attaccabili dall’umidità e dagli agenti chimici corrosivi e non sono degradabili da microrganismi.
La famiglia delle FAV contempla differenti tipi di fibre:
Le FAV hanno differenti proprietà fisiche (in primis il diametro) e differente composizione chimica, con particolare riguardo alla presenza di ossidi alcalini ad alcalino terrosi (Na2O, K2O, CaO, MgO, BaO e loro combinazioni), la cui elevata concentrazione indica la bio-solubilità delle fibre stesse (ovvero la capacità di essere smaltite dall’organismo prima che possano dare luogo a qualunque effetto).
La pericolosità delle FAV è oggetto di dettagliati studi pluri-decennali.
La normativa di riferimento (regolamento CLP relativo alla classificazione, all'etichettatura e all'imballaggio delle sostanze e delle miscele) indica che le FAV rispondenti alla Nota Q o alla Nota R sono assolutamente sicure per la salute: non sono cancerogene, né irritanti.
Nello specifico, la Nota Q stabilisce che la classificazione "cancerogeno" non si applica se è possibile dimostrare, con un test, che le fibre hanno alta bio-solubilità (caratteristica comune alle fibre con elevata concentrazione di ossidi alcalini ed alcalino/terrosi).
La Nota R, invece, stabilisce che la classificazione "cancerogeno" non si applica alle fibre con diametro medio ponderale superiore a 6 micron.
Il rispetto della Nota Q o Nota R è una caratteristica comune alle lane minerali; vi sono invece maggiori rischi per le FCR, dal momento che, rispetto alle lane minerali, hanno un basso contenuto di ossidi alcalini ed alcalino/terrosi (dunque una minore bio-solubilità), tanto che è ormai assodata la correlazione fra esposizione a FRC e la comparsa di placche pleuriche, disturbi e segni quali dispnea, affanno, tosse, irritazione pleurica.
Nella legislazione italiana non esistono valori limite di esposizione per le FAV nei luoghi di lavoro, né valori guida per concentrazioni medie giornaliere di fibre per gli ambienti residenziali, né per l’aria ambiente.
È ipotizzabile utilizzare valori contenuti in pubblicazioni straniere, ma questi valori non costituiscono limiti di legge ma sono usati convenzionalmente come riferimento ai fini della gestione di problematiche sanitario-ambientali.
Un rifiuto è classificato come pericoloso in base alla concentrazione delle eventuali sostanze pericolose in esso contenute.
Per rifiuti costituiti da FAV, significa analizzare la concentrazione di ossidi alcalini ed alcalino/terrosi, il diametro delle fibre (Nota R) e verificare documentalmente il superamento del test di biosolubilità (Nota Q).
A seguito di queste indagini, il rifiuto costituito da FAV verrà dichiarato pericoloso solo se privo della dichiarazione di conformità alla Nota Q ed avente piccolo diametro. In tal caso, al rifiuto verrà assegnato codice CER 17.06.03*; in tutti gli altri casi, verrà assegnato codice CER 17.06.04 (tipico dei materiali isolanti non contenenti sostanze pericolose).
Per la posa in opera e lo smaltimento di FAV conformi alla Nota Q o alla Nota R sono sufficienti elementari dispositivi di protezione individuale (indumenti da lavoro, maschera protettiva usa e getta, guanti, eventuali occhiali protettivi).
Per i restanti tipi di FAV, le precauzione necessarie aumentano fino all’utilizzo di maschere facciali filtranti (FF) e occhiali a tenuta, tute monouso integrali (preferibilmente in tyvek), avendo inoltre l’accortezza di delimitare l’area di lavoro per consentirne l’accesso ai soli addetti ai lavori e tenerla costantemente pulita tramite aspirapolvere (o aspiratore con filtro ad alta efficienza).
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