mercoledì 30 luglio 2014

D.lgs. n. 102/2014: recepimento della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica

Sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 165 del 18 luglio 2014 è stato pubblicato il d.lgs. n. 102/14 che recepisce la Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica.
Sebbene l’efficienza energetica degli edifici sia regolamentata da una differente direttiva (la Direttiva 2010/31/UE, che sostituisce la Direttiva 2002/91/CE), il d.lgs. n. 102/14 contiene alcune indicazioni di interesse per l’edilizia.
Per raggiungere, nel periodo 2010-2020, l’obiettivo di risparmio pari a 20 milioni di tep nei consumi nazionali di energia primaria, il decreto introduce obblighi, incentivi ed azioni di stimolo.

Tra gli obblighi introdotti, è di particolare interesse quello applicato al settore pubblico (cfr. art. 5): nel periodo 2014-2020 dovranno essere riqualificati gli immobili di proprietà della Pubblica Amministrazione centrale (Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministeri, CONSIP) al fine di ottenere uno dei seguenti obiettivi:

  • riqualificazione energetica di almeno il 3% annuo della superficie coperta utile climatizzata;
  • risparmio energetico cumulato pari a 0.04 Mtep.

Per la definizione degli interventi da realizzare si utilizzeranno i seguenti criteri:

  • ottimizzazione dei tempi di recupero dell’investimento, anche con riferimento agli edifici con peggiore indice di prestazione energetica;
  • minori tempi previsti per l’avvio e il completamento dell’intervento;
  • entità di eventuali forme di cofinanziamento anche mediante ricorso a finanziamenti tramite terzi.

Per la realizzazione degli interventi di riqualificazione sono stanziati 30 milioni di Euro (anni 2014-2015) che potranno essere incrementati di altri 75 milioni di Euro (anni 2015-2020).
Gli edifici delle Regioni e degli enti locali non sono sottoposti ai medesimi obblighi ma sono invitate a conformarsi al ruolo esemplare degli immobili di proprietà dello Stato.

Tra gli incentivi, è di interesse l’art. 14 che ridefinisce il premio di volumetria e le deroghe edilizie per gli interventi di efficienza energetica negli edifici (abrogando così i commi 1 e 2 dell’art. 11 del d.lgs. n. 115/2008).
Negli interventi di nuova costruzione di edifici il cui EPi sia inferiore di almeno il 20% rispetto a EPilim (cfr. d.lgs. 192/05 e s.m.i.), lo spessore delle murature esterne, delle tamponature o dei muri portanti, dei solai intermedi e di chiusura superiori ed inferiori, eccedente i 30 centimetri, non sono considerati nei computi per la determinazione dei volumi, delle altezze, delle superfici e nei rapporti di copertura fino ad un massimo di:

  • ulteriori 30 centimetri per tutte le strutture che racchiudono il volume riscaldato;
  • ulteriori 15 centimetri per le strutture orizzontali intermedie.

Nei casi sopracitati è altresì possibile derogare a quanto previsto dalle normative nazionali, regionali o comunali, in merito a:

  • distanze minime tra edifici;
  • distanze minime dai confini di proprietà;
  • distanze minime di protezione del nastro stradale e ferroviario;
  • altezze massime degli edifici.

Le deroghe vanno comunque esercitate nel rispetto delle distanze minime riportate nel Codice Civile (3 metri per la distanza tra edifici e 1,5 metri per la distanza dal confine di proprietà).

Negli interventi di riqualificazione energetica di edifici esistenti che comportino un aumento dello spessore dell’involucro edilizio e che ottengano una riduzione di almeno il 10% dei limiti di trasmittanza termica UMAX (cfr. d.lgs. n. 192/05 e s.m.i.), e` permesso derogare a quanto previsto dalle normative nazionali, regionali o comunali, in merito a:

  • distanze minime tra edifici (fino ad un massimo di 25 cm);
  • distanze minime dai confini di proprietà (fino ad un massimo di 25 cm);
  • distanze minime di protezione del nastro stradale (fino ad un massimo di 25 cm);
  • altezze massime degli edifici (fino ad un massimo di 30 cm).

In caso di edifici confinanti, la deroga puo` essere pienamente esercitata da entrambi gli immobili.
Le deroghe vanno comunque esercitate nel rispetto delle distanze minime riportate nel Codice Civile.

Il decreto (cfr. art. 7.6) apporta altresì alcune modifiche al Conto Termico: ne aumenta l’intensità di contribuzione fino al 65% delle spese sostenute e, per gli interventi impiantistici, estende la platea dei beneficiari anche a onlus, parrocchie, enti ecclesiastici e di culto in genere.

Dovrebbe svolgere una importante funzione di stimolo (cfr. art. 15) la creazione di un fondo nazionale per l’efficienza energetica. Le risorse individuate (ogni anno dovrebbero essere destinati più di 50 milioni di Euro) serviranno per:

  • riqualificare gli edifici di proprietà della pubblica amministrazione;
  • realizzare reti per il teleriscaldamento e/o teleraffrescamento;
  • efficientare i servizi e le infrastrutture pubbliche;
  • riqualificare interi edifici;
  • ridurre i consumi di energia nei processi industriali.

Infine, si segnala che il decreto, modificando il DPR n. 412/1993 (Norme per la progettazione, l'installazione, l'esercizio e la manutenzione degli impianti termici degli edifici ai fini del contenimento dei consumi di energia), introduce ulteriori casi e modalità per derogare all’obbligo di collegare gli impianti termici ad appositi camini, canne fumarie o sistemi di evacuazione dei prodotti della combustione, con sbocco sopra il tetto dell'edificio.