lunedì 24 novembre 2014

VALUTAZIONE DELLA CONVENIENZA E DELL’IMPATTO ECONOMICO DELL’ISOLAMENTO TERMO-ACUSTICO DEGLI EDIFICI

FIVRA ha commissionato al CRESME la ricerca “Valutazione della convenienza e dell’impatto economico dell’isolamento termo-acustico degli edifici” e l’ha presentata nel corso del convegno “Riqualificare gli edifici, una necessità per il rilancio del paese - Le opportunità del risparmio energetico per l’economia e il benessere dei cittadini”, tenutosi il 30 settembre 2014 a Roma.

Consumi energetici

I consumi energetici nazionali sono in crescita (+17% dal 1981) e la politica di forte incentivazione della produzione di energia pulita ha mostrato i suoi limiti anche perché non si è pensato, parallelamente, di incentivare con altrettanta decisione la riduzione dei consumi energetici.

Figura 1: bilancio energetico in Italia – 2013 [fonte: elaborazione CRESME su dati Ministero dello Sviluppo Economico, Bilancio Energetico Nazionale provvisorio per l’anno 2013].

In Italia, il settore più energivoro è quello civile (residenziale, uffici e negozi) che nel 2013 ha consumato circa 47 milioni di tonnellate di petrolio equivalente (pari al 38% dei consumi totali), ed è anche l’unico i cui consumi sono aumentai nel periodo 2000-2013 (+17%, contro il -8% dei trasporti, il -30% dei consumi industriali). 

Figura 2: Consumo di energia per usi civili (mln tep): il trend di lungo periodo [fonte: elaborazione Cresme su dati Mi.S.E. ed ENEA; 2013 – stima].

Su ciò ha inciso l’ampliamento dello stock edilizio, ma soprattutto la scarsa efficienza dei singoli edifici: le disposizioni legislative entrate in vigore nel 2005 hanno migliorato i consumi energetici delle nuove costruzioni (che hanno un consumo inferiore a 50 kWh/m2anno), ma lo stock edilizio esistente ha consumi per il riscaldamento notevolmente più elevati:

  • le residenze: 202 KWh/m2anno (dati ricavati dagli APE lombardi)
  • gli uffici: 114 KWh/m2anno
  • i centri e le gallerie commerciali: 161 KWh/m2anno
  • le scuole: 174 KWh/m2anno.

Questa situazione determina un elevato potenziale di risparmio energetico, che però non viene correttamente aggredito.

Riqualificazione degli edifici

ENEA ha individuato che, tra tutti gli interventi di riqualificazione energetica, la coibentazione dell’involucro opaco ha la maggiore efficacia ed efficienza; ciononostante, solo il 3% degli interventi a valere sulle detrazioni fiscali del 55% (ora 65%) hanno interessato l’isolamento di pareti perimetrali, coperture, solai.

  percentuale di distribuzione

costo per intervento 

[Euro]

risparmio per intervento 

[kWh annui]

costo dell'energia risparmiata 

[€/kWh]

coibentazione pareti verticali 1,2% 48.276 17.276 0,14
coibentazione pareti orizzontali 1,4% 51.753 26.909 0,13
sostituzione infissi 63,9% 8.613 2.610 0,17
installazione solare termico 9,3% 6.858 5.204 0,07
sostituzione caldaia 21,2% 13.802 8.329 0,14
installazione pompa di calore 2,8% 16.308 7.932 0,17
installazione pompa geotermica 0,1% 41.908 22.156 0,16
installazione caldaia a biomassa 0,2% 24.013 17.332 0,12

Tabella 1: analisi delle detrazioni fiscali per gli interventi di riqualificazione energetica [fonte: rapporto ENEA, 2012]; la penultima colonna indica l’efficacia (valori maggiori sono migliori), l’ultima l’efficienza (valori minori sono migliori).

I contributi pubblici stanno invece finanziando soprattutto la sostituzione di caldaie e serramenti, ovvero singoli elementi che, in virtù della loro breve vita utile (rispettivamente 20 e 35 anni, secondo la Commissione Europea) sarebbero comunque stati sostituiti. Il vero obiettivo di tali incentivi dovrebbe invece essere quello di incentivare le “ristrutturazioni profonde” (come chiesto dalla Direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica) o comunque gli interventi meno frequenti (come l’isolamento delle pareti opache che, proprio perché ha una vita utile di 50 anni, viene effettuato di rado).

Tecnologia

Vita utile 

[anni]

Isolamento termico 50 - lifetime
Finestre 30 - 35
Generatore di calore 15 - 20

Tabella 2: vita utile di diverse tecnologie [fonte: NAHB - National Association of Home Builders, 2007 e BPIE - The Buildings Performance Institute Europe, 2013].

Le superfici esterne dello stock complessivo edilizio italiano che potrebbero essere oggetto di riqualificazione ammontano a 8,2 miliardi di mq, ma si stima che nei prossimi dieci anni solo il 12% di queste saranno effettivamente riqualificate. Eppure gli investimenti necessari per intervenire sulla totalità delle superfici esterne (11,7 miliardi all’anno) non sono fuori dalla portata delle capacità di spesa delle famiglie e delle imprese (equivalgono al solo 15% di tutti gli investimenti in manutenzione straordinaria effettuati annualmente in Italia); risulta dunque evidente l’importanza della sensibilizzazione del panorama politico e dell’opinione pubblica.

 

Stock

[mln mq]

Potenziale 2014-2023

[mln mq annui]

Investimento

[mln € annui]

Risparmio potenziale

[GWh annui]

Risparmio potenziale

[mln € annui]

CO2 non emessa

[kt annue]

Payback time con incentivi attuali

[anni]

Pareti perimetrali residenziale 4.140 15,0 1.121,3 462,1 55,5 92,43 7,1
Pareti perimetrali non residenziale 909 6,7 402,0 176,0 21,1 35,21 6,7
Coperture residenziale 1.478 56,3 8.445,0 3.109,5 373,1 621,90 7,9
Coperture non residenziale 694 12,8 1.280,0 530,2 63,6 106,04 7,0
Solai e sottotetti residenziale 1.918 5,2 364,0 164,1 19,7 32,82 6,5
Primo solaio non residenziale 693 0,7 45,5 18,1 2,2 3,62 7,3
Residenziale 7.536 76,5 9.930,3 3.735,8 448,3 747,2 7,8
Non residenziale 2.296 20,2 1.727,5 724,4 86,9 144,9 7,0
Totale edifici Italia 9.832 96,7 11.657,8 4.460,1 535,2 892,0 7,6

Tabella 3: Attività di rinnovo 2014-2023 attraverso l’isolamento [fonte: elaborazione Cresme su dati vari (ENEA, Istat, MISE, prezziari, Cresme/SI, altri)].

Stimolare la riqualificazione degli edifici è la tipica operazione win-win perché tutti ne escono vincitori:

  • gli inquilini beneficiano di una bolletta energetica più leggera (riqualificare un appartamento di 100 mq consente un risparmio annuo fino a qualche migliaio di Euro);
  • i proprietari beneficiano dell’incremento della quotazione di mercato dei propri edifici (ad es. a Vienna gli edifici riqualificati, hanno avuto un apprezzamento anche superiore al 10%);
  • tutti noi beneficiamo della riduzione dell’inquinamento (le riqualificazioni di cui sopra in 10 anni eviterebbero l’emissione di 8,9 milioni di tonnellate di CO2 equivalente), del miglioramento delle città in cui viviamo e dell’apporto della cultura della sostenibilità ambientale.

Tutto ciò ad un costo per lo Stato pari a 1,17 miliardi €/anno in valori correnti; inoltre si otterrebbe:

  • l’attivazione di oltre 1,7 milioni di posti di lavoro (nuovi, trattenuti o ripristinati) nell’edilizia della riqualificazione energetica;
  • l’importo evitato delle sanzioni UE in misura dei risultati ottenuti rispetto gli obiettivi prefissati per il
risparmio energetico;
  • la riduzione della dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento di prodotti energetici (44.600 GWh/anno). 

Figura 3: flussi di cassa (mln Euro) per lo Stato derivanti dagli incentivi alla riqualificazione edilizia (1998 – 2014) [fonte: CRESME].

L’efficienza energetica non può però essere l’unica motivazione per realizzare un importante piano di riqualificazione degli edifici italiani, dal momento che l’1,6% degli edifici è in pessimo stato di conservazione e ben il 28% è in condizioni soltanto “discrete”. Non si può neppure dimenticare che 8 milioni di edifici, pari al 71% dello stock edilizio, sono stati realizzati prima del 1974, e quindi non sono conformi nemmeno alla prima normativa sismica (Legge n. 64/1974). Allo stesso modo è importante ricordare che nei principali centri abitati quasi il 70% degli edifici ha più di 40 anni, soglia che viene fissata dagli studi di tecnologia come quella oltrepassata la quale sono necessari interventi di manutenzione straordinaria per mantenere gli standard funzionali dell’abitazione e dell’edificio.

Il comfort acustico

Oltre ai precedenti dati oggettivi, il CRESME ha raccolto anche dati soggettivi dai singoli cittadini che hanno individuato il seguente ordine di priorità ambientali sulle quali intervenire:

  • per il 23,3% degli intervistati è necessario risolvere il degrado acustico
  • per il 19,8% degli intervistati è necessario risolvere il degrado atmosferico
  • per il 15,5% degli intervistati è necessario risolvere il degrado estetico
  • per il 9,9% degli intervistati è necessario risolvere il degrado idro-geologico

Dunque gli italiani percepiscono la necessità di contenere l’inquinamento atmosferico, ma ancora di più quella di tutelare il proprio comfort acustico.

Ciò è confermato da una seconda rilevazione secondo la quale il 37% degli intervistati lamenta una scarsa prestazione termica delle proprie abitazioni, ma ben il 70% si lamenta dei rumori diurni ed il 45% di quelli notturni. 

Figura 4: Percentuale di disturbati e tipologia di rumori durante il giorno [fonte: indagine diretta CRESME – 2013].

Figura 5: Percentuale di disturbati e tipologia di rumori durante la notte [fonte: indagine diretta CRESME – 2013].

Questi dati non sorprendono solo se si considera che il 42% delle abitazioni è esposto a fonti di rumore esterne (strade a traffico elevato, ferrovie, locali notturni, ecc.) ed il 35% a fonti di rumore interne, per proteggersi dalle quali è possibile fare affidamento solo sull’isolamento acustico della propria abitazione.

Anche secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), l’inquinamento acustico diurno e notturno è un rilevante problema degli ambienti urbani, a causa del suo potenziale impatto sul benessere, sulla salute pubblica e sull’ambiente, ma, spesso, viene sottovalutato.

Nell’Unione Europea circa 70 milioni di individui sono esposti ad un livello di rumore diurno superiore a 55 dB(A); tale livello di rumore può comportare conseguenze sanitarie rilevanti, quali aumento della pressione sanguigna e rischio di infarto.

Circa 50 milioni di europei sono esposti a livelli di rumore notturno tali da interferire con la qualità del sonno. Affinché il sonno sia riposante l’OMS raccomanda un rumore di fondo inferiore ai 30 dB, con singoli suoni che non superino i 45 dB(A), ma in Europa più del 30% dei cittadini è esposto a livelli di rumore notturno che superano i 55 dB(A).

Nei diversi paesi europei, inclusa l’Italia, è prevista l’attuazione di piani per affrontare questa forma d’inquinamento, ma le misure fino ad oggi adottate non sono sufficienti.  

Il mercato dell’acustica in edilizia dispone già di soluzioni tecniche e normative (norma UNI 11367 sulla classificazione acustica delle unità immobiliari) all’avanguardia ma, proprio come il mercato dell’efficienza energetica ante 2005, necessita di un forte intervento legislativo che gli consenta di non essere più solo un tema riservato ai cultori della materia, ma una realtà capace di incidere positivamente sulla qualità della vita degli italiani.

A 19 anni dalla pubblicazione della legge quadro (Legge n. 447/1995) e a 17 anni dalla pubblicazione dell’unico decreto attuativo (DPCM 5.12.1997), è sicuramente arrivato il momento di aggiornare il quadro legislativo dell’acustica degli edifici.

La sostenibilità

L’analisi del CRESME può inoltre essere utile anche per un ulteriore aspetto, legato alla sostenibilità, intesa come soddisfacimento dei bisogni delle generazioni attuali, senza che le generazioni future siano private della possibilità di soddisfare i propri bisogni.

La Direttiva 2010/31/UE, introducendo il concetto di “consumo energetico quasi zero”, chiede che la prestazione energetica degli edifici esistenti si avvicini a quella degli edifici nuovi, ma è importante che ciò avvenga nell’ottica più generale della sostenibilità.

Ciò significa in primis, implementare soluzioni dalla lunga vita utile (altrimenti le generazioni future dovranno ri-affrontare problemi già affrontati, e risolti malamente, dalle generazioni attuali), ma anche utilizzare prodotti capaci di risolvere problematiche ulteriori rispetto al solo contenimento dei consumi energetici.

Le lane minerali possono assolvere non solo alle richieste di risparmio energetico, ma anche a quelle di comfort termico (invernale ed estivo), comfort acustico, protezione dal fuoco.

L’attuale forte attenzione alle prestazioni energetiche invernali è importante ma, se non viene estesa oltre le problematiche energetiche, il sistema paese corre il rischio di sprecare la grande occasione di rimodernare in senso sostenibile il parco edilizio nazionale.

Se il trend finora riscontrato da ENEA dovesse continuare, gli edifici saranno ristrutturati con un ritmo lento ma soprattutto ponendo attenzione ai soli consumi energetici invernali. Come risultato, l’Italia si troverà uno stock di edifici che forse per i primi anni consumeranno poca energia per il riscaldamento, ma che per un lungo periodo saranno incapaci di garantire l’adeguato comfort e di soddisfare i molteplici bisogni legati all’abitare.

Gli incentivi

Gli attuali incentivi per le riqualificazioni energetiche sono importanti e necessari, ma incompleti perché stimolano il raggiungimento di una sola prestazione, quella energetica, mentre un edificio deve soddisfare ulteriori diversi bisogni (comfort termico invernale, comfort termico estivo, comfort acustico, abbattimento delle barriere architettoniche, protezione dal fuoco, ecc.).

E’ necessario riformulare l’attuale quadro delle regole in modo da incentivare maggiormente gli interventi complessi, quelli capaci di migliorare la qualità dell’abitare in senso lato.

Non dimentichiamo, infatti, che in uno stesso edificio, tra due interventi di ristrutturazione passano anche decine di anni. Se dunque si realizza un intervento di riqualificazione col solo obiettivo del risparmio energetico, si potrebbe ottenere il risultato paradossale che i fondi pubblici contribuiscono a migliorare una prestazione dell’edificio ma a bloccare tutte le altre per decenni.

Questo sarebbe un grave danno poiché se, come dice la Commissione Europea, i cittadini Europei trascorrono il 90% del proprio tempo all’interno di edifici, ogni volta che si pensa di intervenire su di essi, l’obiettivo deve essere quello di massimizzare il comfort totale dell’abitare (energia, ma anche acustica, accessibilità, servizi e così via).

E’ allora importante privilegiare e stimolare gli interventi di riqualificazione che forniscono un “dividendo multiplo”, ovvero impattano positivamente non sui soli consumi di energia.

Questo sarebbe un miglior modo rispetto all’attuale di utilizzare i fondi pubblici per la riqualificazione degli edifici.

E’ altresì importante non lasciarsi sfuggire le occasioni che si presentano. Ad esempio, la nuova Direttiva Europea sui Servizi Energetici ha imposto che ogni anno venga riqualificato il 3% degli immobili pubblici. Purtroppo, invece di estendere l’obbligo a tutti gli immobili pubblici, la Commissione Europea ha scelto di applicarlo ai soli edifici governativi. In questo modo si è persa l’occasione di creare uno stabile mercato dell’efficienza energetica, dato che il settore pubblico avrebbe potuto fare da stimolo e traino al settore privato.

A questo punto bisogna sperare che le singole Regioni, come timidamente indicato dal Governo, estendano l’obbligo di riqualificazione a tutti i propri immobili.

Vi sono però moltissime altre occasioni che vengono perse ogni giorno, come gli interventi di manutenzione ordinaria che impattano sull’involucro dell’edificio, ad esempio il rifacimento dell’intonaco della facciata. Questo tipo di interventi ha costi (si pensi al ponteggio) che sono decisamente superiori al costo di fornitura e posa del materiale isolante. Ciononostante, anche in presenza dei generosi attuali incentivi, molto spesso la proprietà decide di non applicare alcun materiale isolante. 

In questo modo, bisognerà aspettare decenni perché, con un futuro intervento, si proceda finalmente al miglioramento dell’efficienza energetica dell’involucro.

E’ necessario un intervento del legislatore affinché queste situazioni non si ripetano. Ad esempio, si potrebbero estendere gli obblighi di efficienza energetica anche alle manutenzione ordinarie che interessano determinate parti dell’involucro. 

Infine è doveroso, anche per gli edifici esistenti, confrontarsi con il nuovo paradigma tecnologico, l’edificio a consumo energetico quasi zero, come definito dalla Direttiva 2010/31/UE e dal DL n. 63/2013:“Edificio ad altissima prestazione energetica, il cui fabbisogno energetico, molto basso o quasi nullo, dovrebbe essere coperto in misura molto significativa da energia da fonti rinnovabili, compresa l’energia da fonti rinnovabili prodotta in loco o nelle vicinanze”.

La definizione è piuttosto chiara e prefigura edifici con un forte isolamento termico, con un impianto di riscaldamento a bassa potenza e alimentato da fonti rinnovabili.

Questa soluzione tecnologica non deve sorprendere perché esistono migliaia di “edifici passivi”, ovvero così ben isolati da non avere nemmeno bisogno di un impianto di riscaldamento per mantenere il comfort termico. Pertanto l’edificio a consumo energetico quasi zero non è un’utopia e deve essere perseguito senza scorciatoie o salvaguardie per tecnologie obsolete.

Trasformare l’attuale parco edilizio, vetusto ed inadeguato, in edifici moderni e sostenibili è un obiettivo ambizioso ma con il contributo di tutti (legislatore, operatori, cittadini) si può raggiungere in pochi anni.